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“e fattela una risata” Ridere agevola la vita lavorativa e personale?

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Stagione 3 - Puntata n° 51
Anteprima della puntata:

Su LinkedIn, al lavoro e nella vita c’è necessità di ridere e scherzare. Sappiamo prenderci dei momenti in cui ridere?

10 CONCETTI EMERSI DALLA PUNTATA

  1. Ridere alleggerisce tensioni anche nei contesti professionali più rigidi.
  2. Un ambiente di lavoro dove si può ridere è spesso più produttivo e collaborativo.
  3. Molti professionisti trattengono il sorriso per paura di apparire poco seri.
  4. L’umorismo può diventare una forma di connessione immediata tra colleghi.
  5. Ridere insieme abbassa le difese e apre spazi di confronto più autentico.
  6. In alcuni contesti, la risata è vista come perdita di tempo o superficialità.
  7. Ridere non significa mancare di rispetto ma scegliere un tono umano e accessibile.
  8. L’autoironia aiuta a gestire anche gli errori e i momenti critici con maggiore lucidità.
  9. Ridere è un atto serio: serve a rimettere in prospettiva ciò che sembra urgente o grave.
  10. Coltivare momenti di leggerezza è un investimento nella qualità del lavoro e della relazione.
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GLI SPUNTI NATI DA QUESTA LIVE

1. Ridere insieme crea connessione immediata nei gruppi di lavoro

L’umorismo condiviso aiuta a sentirsi parte, sblocca la tensione e apre canali relazionali.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che dopo una battuta partita spontaneamente in riunione, il clima si è alleggerito e il gruppo ha lavorato meglio per tutto il giorno.
2. Il riso non è sempre leggerezza: può essere una strategia per gestire la fatica

A volte si ride per non crollare, per restare a galla nei momenti difficili.

  • Esempio pratico: Una voce dice che in un periodo molto duro il gruppo si mandava meme autoironici per affrontare lo stress senza soccombere.
3. Ci sono contesti in cui “non si può ridere”, ma è proprio lì che servirebbe di più

Lavori considerati “seri” o “di responsabilità” escludono spesso il gioco, perdendo umanità.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che lavora in ambito sanitario e usa piccole battute per creare vicinanza con colleghi e pazienti, anche nei reparti più duri.
4. Non tutta la risata è uguale: può includere o escludere

Si può ridere con, o ridere di. Il confine cambia tutto.

  • Esempio pratico: Una voce dice che si è sentita ferita da una battuta fatta in ufficio sul suo accento, mentre tutti ridevano.
5. Ridere insieme richiede fiducia: senza sicurezza relazionale, si ride meno

L’umorismo si esprime dove ci si sente accolti e non giudicati.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che nel nuovo team non riusciva a scherzare all’inizio, perché temeva che ogni parola potesse essere fraintesa.
6. L’umorismo è anche uno strumento per smascherare l’assurdo

A volte ridere è il modo più efficace per mostrare contraddizioni, ipocrisie o ingiustizie.

  • Esempio pratico: Una voce dice che usa l’ironia nei post professionali per criticare con leggerezza certe dinamiche aziendali senza risultare polemica.
7. Alcuni ambienti trattano la risata come perdita di tempo, e si inaridiscono

Quando tutto è performance, il gioco sparisce e con lui anche la creatività.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che ha lasciato un’agenzia dove “ridere troppo” veniva visto come segno di scarsa serietà.
8. La capacità di ridere di sé è una forma di intelligenza emotiva

Aiuta a non prendersi troppo sul serio, ad accogliere gli errori e a non irrigidirsi.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che durante una presentazione andata male ha sdrammatizzato con autoironia, e il pubblico ha apprezzato di più proprio per quel gesto.

DOMANDE GENERATIVE

Le domande che hanno generato un dialogo

Che funzione ha il ridere nei contesti professionali?

Ha aperto un confronto su come la risata possa alleggerire la tensione, creare legame, ma anche diventare una via per evitare i conflitti o la profondità.

Possiamo ridere “davvero” anche in ambienti formali?

La discussione ha messo in luce quanto conti il clima di sicurezza psicologica per esprimere spontaneità, umorismo e autoironia anche sul lavoro.

Perché ci fa paura essere quelli che ridono “troppo”?

È emersa una riflessione sulle etichette legate al ridere: chi ride tanto viene spesso percepito come poco serio o inaffidabile.

Ridere può essere un gesto di potere o di rottura?

Ha stimolato un confronto su risate che sdrammatizzano, smascherano ipocrisie o rompono gerarchie nei contesti verticali.

DOMANDE TRASCURATE

Le domande che erano interessanti ma sono state poco considerate

Abbiamo imparato da chi si può ridere e da chi no?

Domanda posta ma lasciata in sospeso: poteva aprire un confronto sui codici sociali, sulle dinamiche di potere e sul confine tra ridere “con” e ridere “di”.

Ci sono contesti in cui non è mai il momento di ridere?

Spunto accennato senza approfondimento: non è emerso un confronto su lutti, crisi o ambienti repressivi e come l’umorismo possa (o meno) entrare lì.

Il nostro umorismo cambia in base a chi abbiamo davanti?

Domanda interessante ma non sviluppata: avrebbe potuto generare uno scambio sul ruolo del contesto e delle maschere sociali anche nel ridere.

Che tipo di risate ci mancano di più nella vita adulta?

Suggestione poetica emersa sul finale, ma non raccolta: nessuno ha esplorato il legame tra leggerezza e nostalgia o gioco autentico.

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