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Qual è il costo della tossicità nel lavoro?

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Stagione 3 - Puntata n° 48
Anteprima della puntata:

Quando si parla di lavoro in un ambiente “”tossico””, spesso ci si sofferma al malessere del lavoratore, cosa provoca in lui e cosa cambia nel rapporto con i colleghi.

Quanto il lavorare in un ambiente tossico si traduce in un costo per l’azienda?

10 CONCETTI EMERSI DALLA PUNTATA

  1. I contesti lavorativi tossici danneggiano la salute mentale, fisica e relazionale.
  2. La tossicità può essere palese o sottile: microattacchi, ironie, esclusioni costanti.
  3. Molte persone rimangono in ambienti tossici per paura di perdere stabilità o status.
  4. La tossicità cronica porta a stanchezza decisionale, cinismo e riduzione della motivazione.
  5. Non basta avere un lavoro sicuro se il prezzo è la perdita di energia vitale.
  6. Chi denuncia la tossicità spesso viene isolato o delegittimato.
  7. La cultura aziendale tollera comportamenti tossici quando generano risultati visibili.
  8. Il costo invisibile di un ambiente tossico si paga in assenteismo, turnover, conflitti e malessere diffuso.
  9. Ricostruire fiducia dopo un’esperienza lavorativa tossica richiede tempo e supporto.
  10. Rendersi conto della tossicità è il primo passo per scegliere diversamente, anche a piccoli passi.
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GLI SPUNTI NATI DA QUESTA LIVE

1. La tossicità nei contesti lavorativi non si manifesta solo con urla o conflitti evidenti

Molte forme sono sottili: esclusione, ambiguità, mancanza di riconoscimento.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che si sentiva ignorata durante le riunioni, pur essendo presente e attiva: nessuno prendeva in considerazione i suoi interventi.
2. Il costo maggiore della tossicità è spesso invisibile e personale

Non è solo una questione di performance: impatta salute mentale, energia, motivazione.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che, dopo mesi in un ambiente passivo-aggressivo, aveva smesso di dormire bene e si svegliava già stanca.
3. Un ambiente tossico può cambiare anche il modo in cui si percepisce se stessi

Si inizia a dubitare delle proprie capacità, intuizioni e valore.

  • Esempio pratico: Una voce dice che ha smesso di proporre idee perché ogni volta riceveva risposte sarcastiche o sminuenti.
4. La tossicità ha un effetto a catena: chi la subisce spesso la trasmette

Le dinamiche si riproducono, se non vengono fermate consapevolmente.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che dopo un anno con un capo ipercritico, ha notato di usare lo stesso tono con i nuovi colleghi senza volerlo.
5. Il silenzio e la normalizzazione sono alleati della cultura tossica

Frasi come “è sempre stato così” impediscono ogni cambiamento.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che nessuno interveniva quando una manager alzava la voce, perché “fa sempre così”.
6. Non basta cambiare azienda per liberarsi dalla tossicità interiorizzata

Gli effetti si portano dietro, anche in contesti nuovi.

  • Esempio pratico: Una voce dice che anche dopo aver cambiato lavoro continuava a sentirsi in colpa per ogni pausa, come se dovesse sempre giustificarsi.
7. Uscire da un contesto tossico è anche un atto di cura verso di sé

Non si tratta solo di carriera: è una scelta di salute, dignità e lucidità.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che si è licenziata senza avere un piano B, perché sentiva che restare avrebbe compromesso la sua salute mentale.
8. Parlare della tossicità aiuta a smascherarla e ridurla

Dare parole ai vissuti permette di condividerli, riconoscerli e cercare alternative.

  • Esempio pratico: Una voce racconta che solo dopo aver sentito un’altra persona descrivere dinamiche simili ha trovato il coraggio di chiedere un cambiamento.

DOMANDE GENERATIVE

Le domande che hanno generato un dialogo

Come riconoscere un ambiente di lavoro tossico?

Ha generato un confronto su segnali chiari: pressione costante, sfiducia, comunicazione aggressiva, clima di sospetto e paura di esprimersi liberamente.

Che prezzo paghiamo a livello psicologico e fisico quando lavoriamo in contesti tossici?

Il gruppo ha parlato di esaurimento, ansia anticipatoria, somatizzazioni e perdita di motivazione profonda, anche in chi inizialmente era entusiasta del proprio ruolo.

Perché restiamo in ambienti che ci fanno stare male?

Sono emersi diversi motivi: paura di non trovare alternative, legami economici o affettivi, normalizzazione della sofferenza e svalutazione del proprio disagio.

Qual è il confine tra un ambiente sfidante e uno tossico?

È stata una riflessione centrale per distinguere tra fatica fisiologica legata alla crescita e condizioni sistematicamente dannose o manipolative.

DOMANDE TRASCURATE

Le domande che erano interessanti ma sono state poco considerate

Chi ha il potere di trasformare un ambiente tossico?

È stata posta ma non discussa: nessuno ha esplorato il ruolo della leadership o delle alleanze tra colleghi nel cambiare il clima di un team.

Esistono segnali invisibili che indicano tossicità anche quando “tutto funziona”?

Domanda interessante rimasta in sospeso: poteva aprire un confronto su microaggressioni, ipercontrollo o mancanza di riconoscimento.

Che impatto ha la tossicità sul nostro modo di lavorare con gli altri?

Accennata ma non sviluppata: il gruppo si è focalizzato più sul malessere individuale che sugli effetti sulle dinamiche relazionali e collaborative.

Come possiamo uscire da ambienti tossici senza sentirci falliti?

Spunto importante lasciato da parte: nessuno ha condiviso strategie o storie di uscita consapevole e dignitosa da contesti lavorativi negativi.

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