
Anteprima della puntata:
Esplora le tue dinamiche professionali: spesso è possibile costruire connessioni, altre volte si preferisce innalzare una barriera.
In quali momenti un ponte è uno strumento positivo? E un muro?
E, soprattutto, siamo certi che non ci siano aspetti negativi?
10 CONCETTI EMERSI DALLA PUNTATA
- Nel lavoro non basta essere competenti: serve saper gestire le relazioni umane quotidiane.
- I conflitti sul lavoro nascono spesso da malintesi o aspettative implicite mai chiarite.
- Essere un “ponte” significa facilitare il dialogo tra colleghi anche in contesti tesi.
- Il silenzio e l’evitamento possono essere tanto dannosi quanto uno scontro aperto.
- Molti problemi relazionali derivano da come interpretiamo le intenzioni degli altri.
- L’ascolto reale non è passivo: richiede presenza attiva e domande chiare.
- Nei team di lavoro, ciò che non viene detto spesso ha più peso di ciò che viene detto.
- Un leader efficace non impone, ma costruisce fiducia agendo con coerenza e chiarezza.
- Le dinamiche di potere influiscono molto sulle possibilità di comunicare apertamente.
- Riconoscere i propri limiti relazionali è il primo passo per migliorare l’ambiente di lavoro.
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GLI SPUNTI NATI DA QUESTA LIVE
1. Il modo in cui reagiamo agli errori degli altri influenza il clima lavorativo
– Se rispondi con durezza o chiusura, generi un ambiente di paura e competizione.
- Esempio pratico: Un partecipante racconta che ha iniziato a reagire con più calma agli errori dei colleghi e ha notato maggiore collaborazione nel team.
2. Il bisogno di controllo nasce spesso da insicurezza personale
– Quando fatichi a fidarti degli altri, tendi a sovraccaricarti e a irrigidire le relazioni.
- Esempio pratico: Una manager condivide come il suo bisogno di controllare ogni dettaglio impedisse ai collaboratori di sentirsi valorizzati.
3. Le relazioni di lavoro migliorano quando includiamo anche il lato umano
– Riconoscere le emozioni e le difficoltà personali crea fiducia e alleanza.
- Esempio pratico: Un partecipante racconta che ha iniziato a chiedere “come stai davvero?” a un collega in difficoltà, ricevendo più apertura e stima.
4. Il giudizio immediato blocca il confronto e irrigidisce i ruoli
– Saltare subito alle conclusioni impedisce di ascoltare davvero le ragioni dell’altro.
- Esempio pratico: Un collaboratore ha smesso di criticare a caldo una collega e ha scelto di fare prima domande per capire meglio la sua posizione.
5. Essere “ponte” richiede uno sforzo attivo di traduzione tra mondi diversi
– Non basta voler unire: serve anche capire le logiche dell’altro e renderle comprensibili.
- Esempio pratico: Un team leader racconta come abbia mediato tra l’area tecnica e quella commerciale aiutando ciascuno a capire il punto di vista dell’altro.
6. L’ironia può essere una difesa che ostacola il confronto vero
– Usare battute per smorzare ogni tensione può nascondere la paura di affrontare conflitti.
- Esempio pratico: Una persona si rende conto che ride sempre quando c’è tensione e decide di esporsi con più autenticità durante un confronto difficile.
7. Il bisogno di sentirsi utili può diventare una trappola relazionale
– Se ti definisci solo per ciò che fai per gli altri, rischi di annullarti e diventare invisibile.
- Esempio pratico: Un partecipante dice che in ufficio risolveva tutto per tutti, finché non ha iniziato a sentirsi svuotato e poco riconosciuto.
8. Chiedere feedback non è debolezza, ma un atto di responsabilità relazionale
– Dare spazio all’altro per dire come sta vivendo il rapporto può prevenire rotture silenziose.
- Esempio pratico: Una coordinatrice racconta di aver chiesto ai colleghi come percepissero il suo modo di gestire il gruppo, aprendo un dialogo costruttivo.
DOMANDE GENERATIVE
Le domande che hanno generato un dialogo
DOMANDE TRASCURATE
Le domande che erano interessanti ma sono state poco considerate
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